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domenica, 22 novembre 2009
Una pessima notizia. Accidenti, devo rifare la prima elementare. Dalle carte risulta così. Mi è sempre andata bene finora, e invece ora tutto è alla luce del sole. Devo tornare a scuola e rifare l’anno. Non so come farò con il lavoro. E non solo la prima, no, la prima e la seconda! No! non è possibile! Sarà mica che poi mi toccherà rifare pure l’esame per l’accesso alla terza. Non mi andò benissimo, mi ero confusa con le frazioni, in prima ero stata brava, tutti dieci, fuorché il nove in aritmetica, ma in seconda no, ero scesa a otto, la maestra era cambiata, con questa non ci piacevamo proprio. Però la maestra, la stessa maestra Pirrotta, che un giorno mi aveva dato uno schiaffo, a me!, perché avevo scritto è senza accento, quella volta lì mi scusò con la commissione, c’era pure una commissione per l’esame di seconda elementare? dicendo che quell’anno avevo perso tanti giorni di scuola perché avevo avuto la scarlattina. Non mi piaceva che mi scusasse per essere stata malata. Chi le aveva chiesto niente?
Comunque arrivo a scuola, sono vestita di nero, spaesata, stranita, e i bambini mi prendono in giro. L’aula è piena di luce, attraversata da fasce luminose di pulviscolo, vedo appena le loro facce. I maschi con i grembiuli blu e il fiocco bianco, le femmine con il grembiule bianco e il fiocco blu. Parlottano tra loro, girando sorridendo la testa piegati sui banchi. Mi chiamano quella con la valigia. Appoggio la valigia lungo il muro, sotto le finestre. Il soffitto è altissimo. Perché diavolo vado in giro con una valigia non lo so. Forse per via del trasloco, o per via che ho lavorato per tanti anni con i viaggi? Che ne so. Sta di fatto che mi siedo nello stesso banco che avevo quando stavo tra la Sonia e la Laura, le finestre alle spalle, altissime, piene di luce. Noi con i grembiuli bianchi, i fiocchi di raso blu al collo, l’astuccio pieno di matite colorate infilate negli elastici a sinistra, la gomma bianca, il libro davanti, la penna nella scanalatura nera. La Sonia è bionda, ha gli occhi blu e un grembiule bianco bianco, di un bel cotone, sempre pulito e stirato. Ha le mani grassocce e rosee, sotto le maniche un po’ lunghe. Ci diciamo delle cose sorridendo, bisbigliando. Mi chiamano alla cattedra. A me e altri due. Mi fanno l’esame. E’ un esercizio di inglese. Ci sediamo intorno alla cattedra. La penna mi scivola via. Non riesco a scrivere bene, non ci vedo, ho gli occhi pieni di qualcosa, un collirio denso, vischioso, sbatto le palpebre, mi si confondono le parole, le righe bluette del quaderno non sono dritte, sono onde indefinite, quello di destra mi urta con il gomito, mi arrabbio, parlo tra me, sto scomoda. L’esame finisce. Non è andato bene. E’chiaro. La maestra dice che è andato malissimo. L’altra maestra, in piedi, annuisce in silenzio. Mi guardano. Mi guardano tutti, e la maestra dice che mi sono comportata male durante l’esame, sono molto immatura e c’è molto da fare ancora. Sto lì in silenzio, seduta. Vorrei protestare ma sarebbe inutile. In fondo ho sbagliato l’esame, che c’è da protestare. Mi chiamano sul cellulare, sono fuori dall’aula, rispondo parlando sottovoce. Mi offrono un lavoro, un lavoro da interprete. Dicono che devo accompagnare otto medici a un congresso negli Stati Uniti. Dico: certo, va bene. Chiudo il telefono e penso come accidenti farò a fare da interprete a otto medici nello stesso tempo. Ma devo farlo, non so come farò, ma non posso rifiutare.
Una fitta in mezzo alla schiena, le dita della mano destra intorpidite sotto il cuscino. Qualche volta è quasi meglio la realtà.
venerdì, 20 novembre 2009
Mia madre, 79 anni, mi manda via sms la lista della spesa da portarle:
Ciao Ele, ti mando la lista della spesa 1L. Latte fresco 2L.Consev. 2 etti ricotta, 2 et. gorg onzola, biscotti secchi Pavesi, 1P.Fette biscot. 1P. grissini grossi. Arance, mandarini, ba nane, 500 gr. Cipo lle, aglio, prezze molo, 4 etti zucchi ne, 4 etti salmone un pezzo intero. Acqua, pomplemo. Ti saluto mamma.
martedì, 17 novembre 2009
Cari adorabili commentatori e non,
il travaglio sta giungendo al termine. Quasi. A fine mese si va. Intanto manca l' gas e domani c'ho il tennico. il pittore finì, il parchettista pure, L'elettrico ha da venì. Il telefono non si sa. La libreria è da comprare, la scrivania pure. Venerdì passai ore sei dentro all'Ikea. Riuscite solo a immaginare?
La presentazione andò benone. Em pi tu mancavi!! Lipes squit squit pure tu!!! e io lì a cercarvi!!
ve ne parlerò appena ci sarò con la testa e tutte le dita.
Intanto un salutone e aspettatemi.
vostra Dipòk
mercoledì, 04 novembre 2009
Perché lasciare il lavoro di una vita e partire da sola per un viaggio lungo mesi mi ha generato meno ansia, meno preoccupazione, meno pesantezza di un trasloco da una casa ad un'altra distante poco più di tre chilometri?
sabato, 31 ottobre 2009
Oggi, sui viali, volavano le foglie gialle dei tigli. E ho pensato a questi tigli, e agli aceri e ai giardini autunnali, in Giappone, tre anni fa.
Ma ero io anche allora o era un'altra?


  
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